INAUGURATA PRESSO LA CHIESA DI SAN PAOLO LA MOSTRA ”RE-MARKS” DI PIERO CONESTABO

È stata inaugurata a Cattaro il giorno dell’11 aprile 2022 la mostra ‘’RE-MARKS’’, tra passato, presente e futuro di Piero Conestabo, presentata alla Chiesa di San Paolo dalla critica e giornalista veneziana, oltre che storica dell’arte, Lorena Zanusso.

È stata inaugurata a Cattaro il giorno dell’11 aprile 2022 la mostra ‘’RE-MARKS’’, tra passato, presente e futuro di Piero Conestabo, presentata alla Chiesa di San Paolo dalla critica e giornalista veneziana, oltre che storica dell’arte, Lorena Zanusso.

PRESENTAZIONE – CATTARO 2022

Piero Conestabo nasce a Trieste, dove frequenta l'Istituto d'Arte, una scuola che in quegli anni prepara gli allievi ad un livello di qualità molto alto. I risultati si vedono presto. A soli ventiquattro anni partecipa ad una prima collettiva, giocando uno scherzo agli organizzatori, che li vedono inconsapevolmente premiare le sue opere con tutti i riconoscimenti previsti.

Poco dopo l'incontro con una galleria di Modena, che lo fa partecipare ad una seconda collettiva dove presenziano artisti molto noti, come Annigoni e Guttuso. Nel tempo la stessa lo porterà in location importantissime, soprattutto all’estero: Città del Messico, Tokio, City Hall Hong Kong, Seychelles, Toronto, Vancouver, Tsukuba e Stoccolma, occasioni seguite nella maggior parte dei casi dal conferimento di premi che lo fanno emergere durante le esposizioni.

La frequentazione di tali contesti gli vale l'invito ad una edizione del premio giornalistico Città di Modena, patrocinato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nonché la proposta di esporre presso il Principato di Monaco, per il Prix International d'Art Contemporain.

Partecipa inoltre a diversi stages, come il POOART per la Pace, organizzato sui monti di Maribor dopo la fine della guerra nella ex Jugoslavia. È inoltre presente in numerose edizioni della ex-tempore organizzata nella città istriana di Grisignana, un evento periodico che attira un numero importante di artisti provenienti da diversi stati.

Nel frattempo frequenta la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia durante gli anni di Di Martino, affinando ancor più le sue abilità grafiche, tuttora alla base di molti dei suoi lavori, affascinanti soprattutto per quella mancata immediatezza nel riconoscere proprio il tratto grafico, che si diluisce invece in un numero, si potrebbe dire, illimitato di effetti, soprattutto pittorici, che sorprendono lo spettatore spesso e volentieri, scoprendo di potersi ingannare alla prima percezione sulle tecniche usate dall'artista.

Non ultimo, Conestabo è nominato membro dell'Accademia Tiberina di Roma e continua ad esporre con successo, anche in contesti selettivi come l'Expo di Shanghai nel 2010, che lo vede esporre con il Grand Palais di Parigi, che già aveva onorato in precedenza con ben due collettive.
La mano di Piero Conestabo è difficile da descrivere razionalmente. Per molto tempo di professione disegnatore tecnico, egli riesce ad associare la sua formazione artistica con un tratto preciso, alle volte molto sottile e, possiamo osar dire, "perfetto", millimetrico. L'utilizzo del segno è la base dei suoi lavori, anche quando poco visibile osservando l'opera finita. Alle volte il disegno inizia, alle volte finisce l'opera o solamente la sottende nella sua veste pittorica, come nelle opere di questa mostra.
Il segno tipico di un artista è la vera frontiera attraverso cui poter giudicare le sue capacità intrinseche, essendo espressione genuina dell'immediatezza che passa tra mente e mano. La sua precisione può diventare persino molto fredda, ma il risultato è sempre caldo, denso dei significati materici, prima ancora che semantici. Allo stesso tempo, quasi un contraltare, Conestabo usa diversi elementi materici per sottolineare, dare significato o finitura alla sua opera artistica.
Essi vengono dal mondo dell'arte e dell'industria, trasformati a seconda degli scopi e della volontà di dare "peso" o leggerezza, alla struttura dell'opera o ai suoi dettagli. Catrame, colla a caldo, colori tolti dalle catene di montaggio per approdare sulla tela e tirarne fuori una vita che deve anche "odorare" di realtà, cittadina e contemporanea, piuttosto che immersa nella natura, nella storia, alle volte anche nel sogno e nel mito.
Non si tratta nel caso di un tentativo di fuga dalla vita, ma anzi di un immergersi invece in essa, nei suoi archetipi, nei suoi significati più profondi pertanto, dove trovare linfa vigorosa per il momento presente.
Come un andare a cercare le radici proprie o di una collettività, nel senso junghiano, per sincerarsi che stiano bene, che facciano la loro funzione di reggere chi è venuto dopo, anche considerando viaggi temporali molto lontani dalla nostra esperienza attuale, ma che sono i tratti atti a reggere la storia così come vissuta dall'evoluzione del genere umano.
Allo stesso modo, da artista capace di penetrare la barriera dello spazio-tempo, anche le suggestioni future, o futuristiche, vengono indagate da Conestabo, nell'intento di capire quali sono o potranno essere le realtà cui dovremmo, e forse dovremo, dare un senso, per "com-prenderle", allo stesso modo di quelle passate, nella dimensione dell'adesso, ossia il contesto potenziale che potrebbe farle emergere, tanto quanto scomparire dall'elenco delle possibilità. È qui, in questa dimensione, che possiamo parlare di un Conestabo surrealista, nella sua back art, nel suo significato sostanziale del "venire prima", presente anche quando non si possa ravvisare un richiamo formale al movimento artistico. I dipinti che qui consideriamo hanno nella maggior parte questa caratteristica, un tratto vibrante e a volte informale da un lato e un surreale senso cristallino di fondo dall'altro. Il surreale è qui quella mappa dove andare a cercare i significati, in un posto di pace, fuori dalla vita apparente perché profondamente legati al senso della vita stessa, lì dove le emozioni temporanee lasciano spazio alle riflessioni, a sentimenti duraturi, ai tratti che ne definiscono la strada come fossero i segni delle mani indagati tradizionalmente dalle popolazioni zingare.
Quello che è stato è stato, ma ciò che ancora non esiste ha bisogno di essere costruito con la forza del passato e con il dare linfa ad un futuro che non deve dimenticarsene, espresso in modo quasi rabbioso alle volte, perché nessuna benedizione generazionale è priva di conseguenze sui popoli e sulle menti, ma anzi è indispensabile per non dimenticare gli errori e fare in modo che le suggestioni del futuro non rimangano né delle paure né delle priorità. Possono invece essere cambiate, strutturate, volute con la forza dell'oggi, della quotidianità vissuta come tempo che può essere scolpito a misura dell'uomo consapevole e maturo, perché maturato, nella presa di coscienza che tutto ciò che si può fare deve essere fatto e còlto in seno all'armonia dell'eterno per essere piantato adesso, nell'ora, nel momento attuale, l'unico sicuro che abbiamo la possibilità e la responsabilità di vivere.
Lorena Zanusso 2022

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